Come sarà l’Italia nel 2030? Il panorama futuro italiano, secondo le proiezioni del Censis discusse nel convegno “Come staremo al mondo?” a Roma, evidenzia delle tendenze non esattamente positive. Il direttore del Censis, Giuseppe Roma, ammette che fare previsioni è rischioso, ma le proiezioni basate sulla demografia sono particolarmente affidabili.

Come sarà l’Italia nel 2030? Lo studio CENSIS


Nel 2023 il Sud sarà spopolato e impoverito

Il Sud dell’Italia, proiettato verso uno scenario di spopolamento e impoverimento, emerge come una sfida preoccupante secondo le proiezioni del Censis. Queste previsioni si basano su modelli che considerano le tendenze attuali, introducendo variabili cruciali come la creazione di posti di lavoro auspicabile e la riduzione del debito pubblico, un elemento essenziale per evitare il collasso economico.

Il quadro delineato dallo studio evidenzia un’ampia disparità tra il Nord e il Sud, sottolineando la necessità urgente di politiche di sostegno e di rilancio per le Regioni del Mezzogiorno. Nel 2030, la popolazione italiana raggiungerà i 62 milioni e 129 mila abitanti, registrando un aumento del 3,2% rispetto al 2010. Tuttavia, le Regioni meridionali subiranno una diminuzione del 4,3%, mentre nel Centro-Nord si osserverà un incremento significativo del 7,1%, prevalentemente a causa dell’immigrazione.

Ciò si traduce in una diminuzione di 890.000 residenti nel Mezzogiorno, che, in mancanza di interventi significativi, continuerà a perdere attrattività. Contemporaneamente, nel Centro-Nord si registrerà un aumento di 2,8 milioni di persone. Questa tendenza ha conseguenze disastrose, poiché l’impoverimento del capitale umano nel Sud amplificherà il divario con il Nord, influenzando sia il mercato dei consumatori che il bacino di lavoratori. Tale scenario minaccia i principali driver della generazione della ricchezza, evidenziando l’urgenza di politiche mirate per invertire questa pericolosa traiettoria.

Come sarà l’Italia nel 2030? Il 26,5% della popolazione sarà over 65

Il futuro demografico dell’Italia presenta sfide significative, con il 26,5% della popolazione previsto come over 65. Le proiezioni sulla composizione della popolazione rivelano un quadro altrettanto preoccupante per i giovani di 18-34 anni, che passeranno dagli attuali 12.026.000 a 10.791.000 nel 2030. Questa diminuzione del 10% in vent’anni, in mancanza di adeguate politiche a sostegno delle famiglie, sottolinea la necessità di interventi mirati.

Parallelamente, gli over 65 aumenteranno da 12.216.000 a 16.441.000. Questo incremento è attribuibile anche all’allungamento della vita, che si stima raggiungerà gli 87,5 anni per le donne e gli 82,2 anni per gli uomini. Nel confronto con gli altri Paesi europei, l‘Italia si configura come il Paese più anziano del continente, con una percentuale di giovani sul totale della popolazione ferma al 17,4%, in contrasto con il 20,8% nel Regno Unito, il 20,3% in Francia e il 19% in Spagna. È interessante notare che, in media, gli altri principali Paesi europei sperimenteranno incrementi demografici superiori, fatta eccezione per la Germania.

Questi dati evidenziano la necessità di affrontare con urgenza le sfide legate all’invecchiamento della popolazione attraverso politiche incentrate sul sostegno alle famiglie e sull’adattamento alle dinamiche demografiche in evoluzione.

Italia nel 2030

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Nel 2023 il tenore di vita attuale non sarà più sostenibile

Il tenore di vita attuale in Italia è giunto a un punto non più sostenibile. Se il Paese non riesce ad aumentare la sua produttività e il numero di posti di lavoro disponibili, sarà costretto a rinunciare definitivamente al livello di benessere attuale. Quest’ultimo è mantenuto al momento attraverso una situazione estremamente squilibrata, in cui i giovani si trovano a dipendere dalle famiglie d’origine anche oltre i 30 anni.

Per preservare il tenore di vita attuale, è essenziale che il tasso di occupazione cresca dal 57,5% attuale al 60,1% entro il 2030. Tuttavia, se l’obiettivo desiderato è allineato con la strategia di Lisbona, che mira a raggiungere una percentuale di occupati del 70% nella fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni, sarà necessario creare 480.000 nuovi posti di lavoro all’anno per i prossimi dieci anni. Questa sfida richiede un impegno significativo nella creazione di opportunità lavorative al fine di garantire uno sviluppo economico sostenibile e il mantenimento del tenore di vita della popolazione.

Come sarà l’Italia nel 2030? Crescerà il debito pubblico

Il problema del debito pubblico in Italia rappresenta una sfida significativa, con il Censis che evidenzia la necessità di adottare misure concrete. Mentre i principali Paesi europei mantengono un debito pubblico percentuale inferiore rispetto al loro Pil, con la Spagna al 64,9%, la Germania al 78,8%, il Regno Unito al 79,1%, la Francia all’83,6%, e una media europea del 79,6%, l’Italia ha visto una crescita significativa dal 95,2% nel 1990 al 109,2% nel 2000, con una previsione di raggiungere il 118,2% quest’anno.

Il Censis, senza tentare una proiezione del debito futuro, propone invece un approccio di “accantonamento di risorse” pari a 12 miliardi di euro all’anno. Questa strategia, combinata con una modesta crescita costante del Pil dell’1% (una previsione non particolarmente brillante), consentirebbe di scendere al di sotto della soglia critica del 100% già entro il 2020. Tale approccio rappresenta un tentativo pragmatico di affrontare la questione del debito pubblico e di avviare un percorso sostenibile verso il recupero finanziario.

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