Quanto vale il mercato dei derivati in Italia? Nel contesto finanziario, il termine “strumento derivato” o più brevemente “derivato” indica un titolo finanziario il cui valore è strettamente legato ad un altro asset finanziario o a un indice, come ad esempio azioni, indici finanziari, valute, tassi d’interesse o materie prime. Questo legame è definito come “sottostante.”

Strumenti derivati e dinamiche finanziarie

Gli strumenti derivati svolgono ruoli chiave all’interno delle dinamiche finanziarie, con tre principali utilizzi. In primo luogo, vengono impiegati per la copertura del rischio (hedging), dove un investitore cerca di mitigare il rischio associato alle fluttuazioni di valore dell’asset sottostante. In secondo luogo, vengono utilizzati nell’arbitraggio, strategia che comporta l’acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro per sfruttare differenze di prezzo. Infine, vengono adoperati per scopi speculativi, dove gli investitori cercano di ottenere profitti anticipando i movimenti di mercato.

Tra i derivati più comuni troviamo i forwards, i futures, le opzioni e gli swap, ognuno dei quali si suddivide in diverse tipologie. Essi costituiscono una parte degli asset finanziari, che includono anche azioni, obbligazioni e conti correnti bancari. Oggi, molteplici asset finanziari sono dematerializzati e intangibili.

Le variabili alla base della valutazione dei derivati, note come “attività sottostanti,” possono assumere forme diverse, come azioni, obbligazioni, indici finanziari, commodity come il petrolio, o anche altri derivati. La diversità delle attività sottostanti riflette la flessibilità dei derivati, con alcuni basati su variabili insolite, come la quantità di neve caduta in una specifica area o le precipitazioni in generale.

I derivati sono negoziati in diversi mercati finanziari, con particolare rilevanza nei mercati over the counter (OTC), che operano al di fuori dei centri borsistici ufficiali. Esiste, quindi, un mercato generale dei derivati, affiancato ai mercati di azioni e obbligazioni, comprendente tutti i mercati di forwards, futures, opzioni e swap.

Il derivato è un prodotto finanziario caratterizzato da una notevole complessità. È di solito adatto a investitori competenti, dotati di un alto livello di propensione al rischio consapevole e, soprattutto, informati sui complessi meccanismi contrattuali che sottendono il funzionamento di tali strumenti.

Mercato dei derivati

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Quali finalità?

Come anticipato, gli strumenti derivati sono versatili strumenti finanziari che possono essere impiegati per tre principali scopi:

  • copertura dei rischi (hedging)
  • speculazione
  • arbitraggio

Di seguito, parliamone in modo più approfondito.

Copertura dei Rischi (Hedging)

La copertura dei rischi è un impiego comune degli strumenti derivati. Quando un soggetto assume una posizione lunga, acquistando una merce o un titolo, si espone al rischio di una diminuzione del valore nel tempo. Al contrario, chi assume una posizione corta, vendendo, si espone al rischio di un aumento del mercato. La copertura dei rischi coinvolge l’assunzione di una posizione opposta per bilanciare il rischio. Ad esempio, un’impresa A che si impegna ad acquistare caffè fra tre mesi a un prezzo fissato (posizione lunga) può bilanciare il rischio assumendo una posizione corta, impegnandosi a vendere la stessa quantità di caffè a un prezzo leggermente superiore. Questo bilanciamento permette all’impresa di proteggersi da una diminuzione del prezzo del caffè.

Speculazione

Gli strumenti derivati possono essere utilizzati anche per scopi speculativi, sfruttando l’effetto leva. L’effetto leva consente di ottenere un maggiore guadagno rispetto al capitale investito, utilizzando un ammontare di capitale proprio relativamente piccolo. Nel caso dei derivati, ciò implica assumere impegni o diritti ad acquistare o vendere versando percentuali molto contenute del valore del sottostante. Ad esempio, uno speculatore A può acquistare un derivato sul caffè impegnandosi a versare solo una piccola percentuale del valore totale. Se il prezzo del caffè aumenta, lo speculatore può ottenere un guadagno significativo rispetto all’importo iniziale investito, grazie all’effetto leva.

Tuttavia, la speculazione comporta rischi significativi. Se il prezzo del caffè diminuisce invece di aumentare, lo speculatore potrebbe trovarsi in difficoltà. L’impegno a versare una somma maggiore per acquistare il caffè rispetto a quanto già pagato potrebbe portare a perdite sostanziali e persino a una situazione di insolvenza.

Arbitraggio

Il terzo utilizzo degli strumenti derivati è l’arbitraggio, che coinvolge l’acquisto dove il prezzo è più basso per rivendere immediatamente dove il prezzo è più alto. Questo processo mira a pareggiare i prezzi sui diversi mercati, sfruttando le discrepanze di prezzo per ottenere un profitto.

In sintesi, gli strumenti derivati, con le loro diverse funzioni, offrono un’ampia gamma di opportunità e rischi. Mentre la copertura dei rischi è una strategia difensiva, la speculazione e l’arbitraggio sono strategie più aggressive che richiedono una comprensione approfondita del mercato e una gestione accurata dei rischi.

Mercato dei derivati

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Mercato dei derivati in Italia

Il mercato dei derivati è rappresentato in Italia dall’Italian Derivative Market (IDEM): è un ambiente finanziario complesso e dinamico. Il concetto di derivato, strumento finanziario il cui valore deriva da un altro asset o indice, ha radici nel CBOT, il primo mercato di derivati fondato nel 1848.

In Italia, nel mese di aprile 2022, il volume delle transazioni nel mercato dei cambi e nei derivati over-the-counter (OTC) su valute ha toccato quasi i 380 miliardi di dollari. Tale cifra si attesta leggermente al di sotto del dato registrato nell’indagine precedente condotta nello stesso mese del 2019, che ammontava a 385 miliardi di dollari.

La negoziazione di derivati avviene sia nelle borse ufficiali che nei mercati over the counter (fuori borsa), caratterizzandosi spesso per l’uso della leva finanziaria, il che li rende strumenti ad alto rischio. Questi strumenti sono talvolta paragonati a scommesse piuttosto che a investimenti, in parte a causa della loro complessità e dell’associazione con il rischio elevato.

Quantità di derivati circolanti nel mondo

La quantità di derivati circolanti nel mondo è stata stimata tra i 600.000 ed i 700.000 miliardi di dollari nel 2013, sebbene la cifra esatta sia incerta a causa della natura complessa di tali titoli. Questa cifra rappresenta il valore nominale o nozionale dei derivati, un valore massimo teorico che non tiene conto delle probabilità o dei rischi associati agli eventi sottostanti.

La posizione lorda di mercato dei derivati mondiali, che rappresenta quanto costerebbe rilevare tutti i contratti in essere a prezzi di mercato, equivale a circa un quinto del PIL globale. Tuttavia, la posizione netta vale solo il 10% di quella lorda. Questa differenza è cruciale nel contesto di un biglietto della lotteria, dove il valore nominale rappresenta il primo premio senza considerare la probabilità di vittoria, mentre la posizione lorda è il prezzo di vendita del biglietto.

Un elemento chiave nella storia dei derivati è l’impulso dato da Alan Greenspan alla loro emissione e diffusione. Essi includono titoli legati a mutui e ipoteche già esistenti e ad asset nominali registrati in attivo di bilancio, pur non rappresentando necessariamente entità reali. Questa caratteristica li distingue da azioni e obbligazioni, che sono teoricamente collegate a investimenti in beni reali.

Investitori sempre più orientarsi verso i mercati dei derivati come indicatori anticipatori

Tuttavia, sorgono preoccupazioni in merito al crescente ammontare nozionale di beni associati ai derivati, potenzialmente influenzando e causando distorsioni nel capitale sottostante e nei titoli azionari dei mercati stessi. Gli investitori sembrano sempre più orientarsi verso i mercati dei derivati come indicatori anticipatori invece di semplici strumenti di trasferimento del rischio.

La legislazione statunitense, in particolare, richiede la denominazione di un fondo pensionistico per le istituzioni finanziarie private che investono almeno il 25% del loro capitale in entità finanziarie classificate come fondi pensione. Questi sono soggetti a limitazioni prudenziali nelle scelte d’investimento per difendere il capitale destinato al pagamento delle pensioni. L’inclusione di derivati negli investimenti dei fondi pensione è vista come problematica, poiché dovrebbe servire principalmente a proteggere da un rischio di segno opposto maggiore. Tuttavia, l’uso di derivati da parte di privati e aziende, spesso privi di una conoscenza finanziaria sofisticata, solleva preoccupazioni sulla determinazione accurata del prezzo e sulla valutazione del rischio, soprattutto per derivati esotici e strutturati. La vendita di derivati a soggetti non qualificati è stata oggetto di controversie legali, evidenziando la complessità e la delicatezza di questi strumenti finanziari.


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