Come fare un piano di comunicazione efficace: i consigli di Business Intelligence Group

La chiarezza è sinonimo di competenza

“Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna”. Penso che questa frase di Albert Einstein sia il modo migliore per introdurre il tema della chiarezza e della semplicità nella comunicazione. Credo infatti che il successo di una idea è nulla se non si è in grado di renderla accessibile al pubblico a cui ti riferisci. Questo significa che nel processo di astrazione, semplificazione e comunicazione di una idea dobbiamo essere ini grado di distillare tutta l’essenza dell’idea stessa. Se per qualcuno può sembrare naturare, per altri viene vissuta con stress e rassegnazione. Quante volte mi è capitato di sentire nelle diverse riunioni a cui ho partecipato “tanto i clienti non capiscono nulla”. Se anche voi avete avuto questa tipo di esperienza allora questo articolo potrebbe interessarvi veramente.

Come fare un piano di comunicazione efficace: prima regola fondamentale

Una campagna di comunicazione ha sempre due soluzioni: o funziona o non funziona

Co-mu-ni-cà-re (io co-mù-ni-co), dal latino: communicare, mettere in comune, derivato di commune, propriamente, che compie il suo dovere con gli altri, composto di cum (insieme) e munis (ufficio, incarico, dovere, funzione). Dal mio punto di vista, saper comunicare in modo efficace con in propri clienti significa parlare la loro lingua in modo:

  1. Semplice e comprensibile
  2. Diretto e focalizzato su quello che voglio comunicare
  3. Divertente ed interessante
  4. Coinvolgente ed empatico
  5. Operativo e utile

Come fare un piano di comunicazione efficace: la domanda da porsi

Perché non tutte le ciambelle escono con il buco?

Come sappiamo, quando parliamo di marketing e comunicazione ed in particolare del comportamento umano siamo nell’ambito delle scienze sociali. La scienza sociale è un vasto campo che riguarda la società umana e le relazioni tra gli individui al suo interno. Questo campo ha anche un vasto numero di sotto-campi come economia, geografia, scienze politiche, antropologia, storia, archeologia, linguistica, diritto e sociologia. La differenza più grande tra le scienze sociali e le scienze sociali sta nei metodi:

  • Scienze naturali: Le scienze naturali usano sempre metodi scientifici.
  • Scienze sociali: Le scienze sociali usano metodi scientifici e altri metodi

Il fatto che le scienze sociali utilizzino “altri metodi” rendono ancora più ambiziosi i tentativi di sistematizzare i processi produttivi. Al di là della non completa conoscenza dei meccanismi mentali e psicologici dell’essere umano, il fatto che non è possibile – eticamente impossibile- effettuare dei testi in laboratorio ed in ambiente controllato, rende ancor più affascinante ed avvince la sfida nel cercare di convincere i miei potenziali clienti che il mio prodotto o servizio è fondamentale per l’esistenza umana.

Come fare un piano di comunicazione efficace: il mantra da ripetere

Meglio l’80% subito che il 100% domani

Date queste premesse, e data l’esperienza fatta, non tutto è perduto. Infatti, nonostante non sia “matematicamente” certo che una campagna vada a buon fine, esistono comunque delle buone pratiche che riducono la probabilità di fare grossi errori. Nello specifico un piano di comunicazione dovrebbe svilupparsi seguendo queste fasi:

  • Analisi di mercato e competitors
  • Definizione degli Obiettivi (e posizionamento)
  • Identificazione del Target, ovvero a chi mi sto rivolgendo
  • Esplicitare la promessa che faccio ai miei potenziali clienti
  • Costruire una creatività ed un tono di voce vicino ai miei clienti target
  • Definizione di quali sono i touch point che voglio andare ad attivare
  • Costruzione di un meccanismo di ingaggio dei miei clienti sui valori del brand
  • Definire gli indicatori principali dell’operazione
  • Misurare i risultati della campagna

Quello che posso consigliare è che spesso perdiamo troppo tempo nella fase di analisi e meno in quella di azione. Dal mio punto di vista credo che sia sempre più utile fare anche dei piccoli test di prova, su piccoli campioni, piuttosto che costruire degli imponenti progetti media senza sapere quello che potrebbe succedere. Se questo tipo approccio potrebbe apparentemente essere visto come un ulteriore elemento di rallentamento nel processo decisionale, in realtà io credo invece che sia una delle vie che possa aiutare ad accelerare e motivare il team ad andare verso la direzione giusta.

Se questo contenuto ti è piaciuto faccelo sapere scrivendo a info@businessintelligencegroup.it e continua a seguirci su www.businessintelligencegroup.it