Halloween 2026: le paure cambiano. Ecco cosa raccontano i dati BIG

Dai conflitti internazionali al costo della vita: un confronto tra i sondaggi LinkedIn 2025 e 2026 di Business Intelligence Group racconta come cambiano le preoccupazioni espresse dai professionisti.

I fantasmi fanno paura. Ma quelli che incontriamo ogni giorno, forse, ancora di più.

Per Halloween abbiamo trasformato virtualmente Palazzo BIG in una dimora infestata: pipistrelli, ragnatele, zucche illuminate e qualche fantasma affacciato alle finestre.

Un modo ironico per porre una domanda molto seria:

Che cosa ci spaventa davvero oggi?

Per cercare una risposta abbiamo confrontato i risultati di due sondaggi LinkedIn realizzati nel 2025 e nel 2026, coinvolgendo la community professionale di Business Intelligence Group (BIG).

Il risultato più interessante?

Nel 2026, tra chi ha partecipato al sondaggio, l’aumento dei prezzi supera i conflitti internazionali come principale preoccupazione.

Un segnale che merita di essere approfondito.

Le paure nel 2026: cosa emerge dal sondaggio BIG

Il confronto tra le due rilevazioni evidenzia differenze nelle percentuali delle risposte raccolte.

Principale preoccupazione 2025 2026 Variazione
Conflitti internazionali 55% 33% −22 p.p.
Aumento dei prezzi 24% 35% +11 p.p.
Aumento della criminalità 8% 17% +9 p.p.
Cambiamenti climatici 13% 14% +1 p.p.

Fonte: Business Intelligence Group, sondaggi LinkedIn Halloween 2025 e 2026. Rispettivamente 148 e 69 voti. Risultati esplorativi, non rappresentativi della popolazione italiana.

Nel 2025 i conflitti internazionali raccoglievano il 55% delle risposte, seguiti dall’aumento dei prezzi con il 24%.

Nel 2026 la graduatoria cambia: il costo della vita raggiunge il 35%, mentre i conflitti internazionali si attestano al 33%.

Cresce anche la quota di risposte riferite all’aumento della criminalità, dall’8% al 17%.

La preoccupazione per i cambiamenti climatici rimane invece sostanzialmente stabile, passando dal 13% al 14%.

Questi dati non dimostrano un cambiamento generale delle paure degli italiani. Suggeriscono però una possibile trasformazione delle priorità espresse dai partecipanti alle due rilevazioni.

Dalle grandi minacce ai problemi quotidiani: una possibile interpretazione sociologica

Non è detto che il mondo faccia meno paura. Forse sono le sue conseguenze quotidiane a diventare più visibili.

Questa è una possibile chiave di lettura del confronto.

I conflitti internazionali rappresentano minacce di grande portata, sulle quali il singolo individuo percepisce generalmente una capacità di intervento limitata.

L’aumento dei prezzi, invece, può manifestarsi direttamente nelle decisioni quotidiane: fare la spesa, sostenere le spese familiari, risparmiare, acquistare una casa o programmare un investimento.

Anche la sicurezza personale riguarda una dimensione percepita come prossima alla propria esperienza.

Il sondaggio sembra quindi suggerire uno spostamento dell’attenzione dalle grandi minacce globali verso rischi percepiti come più vicini alla vita quotidiana.

Si tratta, naturalmente, di un’ipotesi interpretativa.

Per verificarla servirebbero indagini rappresentative, informazioni sulle caratteristiche dei rispondenti e ulteriori domande sulle motivazioni delle risposte.

La società del rischio: cosa ci insegna Ulrich Beck

Il sociologo tedesco Ulrich Beck, nel volume Risikogesellschaft (1986), ha introdotto una delle prospettive più influenti per comprendere il rapporto tra modernità e rischio.

Secondo Beck, lo sviluppo della società industriale e tecnologica produce anche rischi che derivano dai processi stessi di modernizzazione.

Non si tratta soltanto di minacce esterne alla società, ma anche di conseguenze generate dalle sue attività economiche, scientifiche e tecnologiche.

In questa prospettiva, i rischi diventano una componente strutturale della modernità e richiedono nuove capacità di interpretazione e gestione.

La teoria di Beck non dimostra che le persone temano maggiormente ciò che è vicino alla loro quotidianità.

Offre però una cornice utile per comprendere perché la percezione del rischio sia strettamente collegata ai processi sociali, alle istituzioni e alle trasformazioni economiche.

Perché il costo della vita può diventare una preoccupazione centrale?

Nel sondaggio BIG, l’aumento dei prezzi passa dal 24% delle risposte nel 2025 al 35% nel 2026.

È la variazione positiva più elevata tra le quattro opzioni considerate.

Il costo della vita riguarda una dimensione fondamentale dell’esperienza individuale e familiare: la disponibilità di risorse economiche.

L’aumento dei prezzi può influenzare non soltanto i consumi presenti, ma anche le aspettative sul futuro.

Quando le persone percepiscono una riduzione del proprio potere d’acquisto, possono rivedere le priorità di spesa, rinviare acquisti o modificare i propri progetti.

Questo collegamento è rilevante anche per le imprese.

Le aspettative economiche dei consumatori possono influenzare la domanda, la sensibilità ai prezzi e il valore attribuito a prodotti e servizi.

Comprendere le preoccupazioni economiche significa quindi comprendere una parte del contesto nel quale maturano le decisioni di consumo.

La sicurezza e il rapporto tra rischio reale e rischio percepito

Un altro risultato riguarda l’aumento della criminalità.

La percentuale di partecipanti che seleziona questa opzione passa dall’8% nel 2025 al 17% nel 2026.

È importante distinguere due concetti:

La criminalità rilevata attraverso le statistiche ufficiali e la percezione della criminalità non sono la stessa cosa.

La prima riguarda fenomeni misurabili attraverso dati amministrativi e statistici.

La seconda riguarda valutazioni soggettive, influenzate da molteplici fattori, tra cui esperienze personali, informazioni disponibili e contesto sociale.

Il sondaggio BIG rileva esclusivamente una preoccupazione dichiarata.

Non permette quindi di affermare che la criminalità sia effettivamente aumentata.

Questa distinzione è fondamentale per evitare che l’analisi delle percezioni venga confusa con la descrizione oggettiva dei fenomeni.

Misurare ciò che le persone pensano non equivale necessariamente a misurare ciò che accade.

Cambiamenti climatici: una preoccupazione relativamente stabile

Tra le quattro opzioni proposte, i cambiamenti climatici presentano la variazione più contenuta.

La percentuale passa dal 13% al 14%.

Questo risultato non significa che il cambiamento climatico sia considerato poco importante dai partecipanti.

Il sondaggio chiedeva infatti di individuare una preoccupazione principale tra diverse alternative.

Una persona può essere molto preoccupata per il clima e, contemporaneamente, scegliere l’aumento dei prezzi come problema prioritario.

È quindi necessario distinguere tra importanza attribuita a un fenomeno e priorità assegnata quando si è costretti a scegliere.

Cosa significano questi segnali per le imprese?

Le preoccupazioni sociali non appartengono soltanto alla sfera individuale.

Possono contribuire a orientare aspettative, comportamenti economici e decisioni organizzative.

Per le imprese, comprendere il contesto sociale significa interrogarsi su alcune questioni fondamentali.

Come cambiano le priorità dei consumatori?

Una maggiore attenzione al costo della vita potrebbe modificare il rapporto tra prezzo, qualità e valore percepito.

Quali bisogni diventano più rilevanti?

La sicurezza, la sostenibilità economica e la capacità di pianificare il futuro possono assumere significati differenti nei diversi segmenti di mercato.

Come cambia la disponibilità ad adottare innovazioni?

L’incertezza può influenzare il modo in cui individui e organizzazioni valutano opportunità, investimenti e trasformazioni tecnologiche.

Quali informazioni servono per decidere?

Non basta conoscere l’andamento di un mercato. Occorre comprendere anche le aspettative, le percezioni e le motivazioni delle persone che lo compongono.

Queste domande non trovano risposta nel solo sondaggio Halloween.

Rappresentano però possibili direzioni di approfondimento per una ricerca strutturata.

Dalla percezione alla decisione: il ruolo della ricerca

Il rapporto tra percezioni, incertezza e decisioni è centrale anche negli studi di psicologia economica.

Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno mostrato come le decisioni in condizioni di rischio possano discostarsi dalle previsioni dei modelli di razionalità economica tradizionale.

La Prospect Theory, pubblicata nel 1979, descrive in particolare il ruolo dei punti di riferimento e della diversa valutazione di guadagni e perdite.

Questo filone di ricerca aiuta a comprendere perché le scelte economiche non dipendano esclusivamente da valutazioni oggettive.

Le persone interpretano le informazioni attraverso processi cognitivi, aspettative e rappresentazioni soggettive.

Per questo, nelle organizzazioni, i dati quantitativi acquistano maggiore valore quando vengono integrati con una comprensione dei comportamenti e dei processi decisionali.

La sfida non è eliminare l’incertezza, ma sviluppare strumenti migliori per decidere al suo interno.

BIG: comprendere il cambiamento per decidere meglio

In Business Intelligence Group consideriamo la ricerca uno strumento per comprendere le trasformazioni della società e dei mercati.

Il nostro approccio integra tre ambiti di attività:

  • Ricerche di mercato e sociali, per analizzare comportamenti, bisogni, aspettative e dinamiche economiche.
  • Formazione e accompagnamento manageriale, per sviluppare competenze e capacità decisionali.
  • Sviluppo di sistemi intelligenti, attraverso strumenti di analisi dei dati, geomarketing, big data e intelligenza artificiale.

Le attività si concentrano in particolare su quattro grandi ambiti: sostenibilità, innovazione, inclusione e salute.

Il collegamento con il mondo accademico e l’attenzione al rigore metodologico rappresentano elementi centrali del nostro modo di lavorare.

Anche un piccolo sondaggio come quello realizzato per Halloween può avere un valore.

Non perché consenta di formulare conclusioni definitive.

Ma perché può far emergere domande, individuare segnali e suggerire nuove direzioni di ricerca.

I dati non servono soltanto a descrivere il presente. Servono anche a formulare domande migliori sul futuro.

Il vero fantasma? Decidere senza comprendere

Torniamo al nostro Palazzo BIG infestato.

Tra zucche, pipistrelli e fantasmi, Halloween ci offre un’occasione per sorridere delle nostre paure.

Ma anche per riflettere.

Nel confronto tra i sondaggi 2025 e 2026, le risposte raccolte suggeriscono una maggiore attenzione ai problemi che possono incidere direttamente sulla vita quotidiana.

Un segnale esplorativo, non una conclusione generale sulla società italiana.

Eppure, una domanda rimane aperta.

Ci spaventa di più ciò che non possiamo controllare o ciò che non riusciamo a comprendere?

Forse non esiste una risposta valida per tutti.

Ma esiste un principio che guida il nostro lavoro:

La conoscenza non elimina tutti i rischi. Ci aiuta a riconoscerli e a decidere con maggiore consapevolezza.

Perché i fantasmi più pericolosi, qualche volta, sono quelli che non sappiamo riconoscere.

Buon Halloween da Business Intelligence Group.


Domande frequenti sulle paure e sull’incertezza

Quali sono le principali paure emerse dal sondaggio BIG 2026?

Nel sondaggio LinkedIn Halloween 2026 di Business Intelligence Group, il 35% dei partecipanti ha indicato l’aumento dei prezzi, il 33% i conflitti internazionali, il 17% l’aumento della criminalità e il 14% i cambiamenti climatici. Le percentuali pubblicate sono arrotondate.

Come sono cambiate le preoccupazioni tra il 2025 e il 2026?

Nel confronto tra le due rilevazioni, i conflitti internazionali passano dal 55% al 33%, l’aumento dei prezzi dal 24% al 35%, la criminalità dall’8% al 17% e i cambiamenti climatici dal 13% al 14%. Le variazioni descrivono le risposte raccolte, non cambiamenti statisticamente dimostrati nella popolazione.

Il sondaggio BIG è rappresentativo degli italiani?

No. Si tratta di due sondaggi LinkedIn a partecipazione volontaria, con 148 voti nel 2025 e 69 nel 2026. I risultati hanno valore esplorativo e non possono essere generalizzati alla popolazione italiana o all’universo delle imprese.

Che cosa significa società del rischio?

La società del rischio è un concetto sviluppato dal sociologo Ulrich Beck per descrivere una modernità nella quale lo sviluppo economico, scientifico e tecnologico produce anche nuovi rischi, la cui gestione diventa una questione sociale e politica centrale.

Perché studiare le paure è utile alle aziende?

Studiare preoccupazioni e percezioni può aiutare le aziende a formulare ipotesi sui bisogni dei consumatori, sulle aspettative economiche e sulle possibili barriere alle decisioni. Per ottenere indicazioni generalizzabili occorrono però ricerche strutturate e metodologicamente adeguate.


Nota metodologica

I dati riportati provengono da due sondaggi LinkedIn promossi da Business Intelligence Group in occasione di Halloween 2025 e Halloween 2026.

Le rilevazioni hanno raccolto rispettivamente 148 e 69 voti, secondo i dati disponibili al momento dell’elaborazione.

La partecipazione è volontaria e non deriva da un disegno di campionamento probabilistico. Non sono disponibili informazioni sufficienti per verificare la comparabilità dei rispondenti nei due anni.

Le percentuali sono riportate come pubblicate nei materiali originali e possono presentare differenze nei totali dovute agli arrotondamenti.

Le variazioni sono espresse in punti percentuali.

I risultati devono essere considerati esclusivamente esplorativi. Non consentono inferenze statistiche sulla popolazione italiana, sui professionisti italiani o sulle imprese.

Le interpretazioni sociologiche proposte costituiscono ipotesi di lettura e non relazioni causali dimostrate.

Riferimenti bibliografici

Beck, U. (1986). Risikogesellschaft: Auf dem Weg in eine andere Moderne. Suhrkamp.

Kahneman, D., & Tversky, A. (1979). Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk. Econometrica, 47(2), 263–291.

Bauman, Z. (2000). Liquid Modernity. Polity Press.

Fonte dei dati: Business Intelligence Group, Halloween 2026 – Sondaggio B2B. Le paure dei professionisti: confronto 2025–2026.


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