Il mercato della pasta italiana continua a registrare una crescita di consumi non solo in Italia ma anche nel resto del mondo.

Il mercato della pasta in Italia

Secondo il rapporto Ismea di Luglio 2020 i consumi di pasta 100% italiana hanno registrato nel 2019/2020 un tasso di crescita, in controtendenza rispetto all’andamento generale degli acquisti negli ultimi anni in Italia. Questi dati però non devono trarre in inganno, in quanto i valori positivi di crescita non si sono registrati genericamente in tutto il settore pasta, ma solo per quanto riguarda la pasta 100% italiana.

Già a partire dal 2019 le confezioni che avevano un’etichetta con la dicitura 100% italiana hanno avuto una crescita importante (13% in volume e in valore). Nel primo semestre del 2020, complice anche le nuove abitudini di vita e alimentari legate al Covid-19, il consumo è ulteriormente cresciuto, registrando un + 28,5% .

La pasta italiana sui mercati esteri

I dati pubblicati sul report “Il settore della pasta 2020” di EulerHermes ci restituiscono una panoramica molto confortante sul mercato della pasta italiana nel mondo. Su 15 milioni di tonnellate di pasta prodotta a livello mondiale, un quarto, cioè quasi 4 tonnellate, è italiana.
Solo nel mercato americano, ad esempio, 1 piatto di pasta su 3 proviene dalla produzione di un pastificio italiano.
In Europa invece i dati sono ancora più significativi, il 67% della produzione è di origine italiana: 3,6 milioni di tonnellate su un totale di 5,4 milioni, per un valore di circa 5,3 miliardi di euro.

Nuovi scenari

In uno scenario economico sempre più complesso e dinamico il settore della pasta è molto attraente anche per altri paesi. Tra i nuovi competitor sicuramente un ruolo importante inizia ad averlo la Turchia, che registra una crescita di produzione della pasta del 77% in soli 5 anni.

Un altro aspetto che non va assolutamente trascurato riguarda le nuove abitudini alimentari degli italiani (e non solo) rispetto all’interesse sempre più crescente nei confronti di tipologie alternative di pasta, sia in termini di lavorazione che di ingredienti.

Negli ultimi anni infatti quasi tutte le imprese del settore hanno diminuito la loro produzione legata alla pasta tradizionale di circa 200.000 tonnellate, a favore di un parziale cambio di produzione.
La nuova produzione riguarda infatti quelle tipologie di pasta alternativa, prodotta con grani rari o gluten free, o di riso, o di lenticchie, piselli e altri legumi.

 Quote di mercato

Sicuramente il 2020 e questi primi mesi del 2021 sono da considerarsi un periodo anomalo per fare analisi di mercato e interpretare i dati su consumi e trend, anche perchè se da un lato le abitudini alimentari sono cambiate anche condizionate dal Covid-19, dall’altro le continue aperture e chiusure a singhiozzo della ristorazione hanno inevitabilmente condizionato anche i consumi e i volumi di spesa delle famiglie.

Nel 2020 le vendite di pasta secca nella grande distribuzione sono arrivate, secondo i dati di Iri, a circa 720 min di euro, +10%. Il prezzo medio di un kg di pasta è stato di 1,39 euro, +5,5%.
Le vendite di La Molisana e Rummo hanno registrato una crescita del 31%, Voiello del 19% e Garofalo del 12%. Seguono Granoro +9,5%, De Cecco +6,8%, Divella +6% e Barilla +2,8%.

Quasi tutti i maggiori produttori italiani quindi hanno aumentato le vendite, ma La Molisana, Rummo e Voiello hanno eroso quote ai tre colossi storici. Barilla rimane leader con vendite per 175 min e una quota di mercato del 24,5%, davanti a De Cecco con il 14%, Garofalo con l’8%, La Molisana con il 7,8%, Rummo il 7,6% (entrambe guadagnano 1,2 punti) e Voiello e Divella con il 6,5%.

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