Viaggiare è tempo per sé: dal turismo al lavoro, come il tempo sta ridisegnando il benessere sociale
C’è un dato che, più di altri, racconta una trasformazione profonda della società italiana:
per 9 italiani su 10 viaggiare significa dedicare tempo a sé stessi.
Non è solo un’indicazione sul turismo. È il segnale di un cambiamento più ampio che riguarda
il rapporto tra tempo, lavoro e benessere.
È quanto emerge dall’ultima ricerca realizzata da Business Intelligence Group su panel Bilendi,
basata su 3.600 interviste online in modalità CAWI a un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta.
Il tempo come nuova variabile sociale
Negli ultimi anni il tempo è diventato il bene più scarso. Non perché ne abbiamo meno in termini assoluti,
ma perché è sempre più frammentato, accelerato, colonizzato dal lavoro e dalla connessione continua.
In questo contesto, il viaggio assume un nuovo significato: non evasione, ma ricomposizione del tempo.
Il dato è netto: l’89,2% degli italiani riconosce nel viaggio uno spazio personale, un tempo “altro”
rispetto alle logiche della produttività quotidiana.
- donne: 90,4%
- uomini: 88,1%
Il bisogno di tempo per sé non è più un lusso, ma una necessità sociale condivisa.
Turismo, lavoro e confini sempre più sottili
Questo dato diventa ancora più interessante se letto insieme alle trasformazioni del lavoro.
Smart working, lavoro ibrido e confini sempre più porosi tra vita privata e professionale hanno prodotto un paradosso:
più flessibilità formale, ma meno tempo realmente disponibile.
Il viaggio diventa così uno dei pochi spazi legittimati in cui:
- rallentare senza sensi di colpa,
- sottrarsi alla reperibilità continua,
- ristabilire un confine temporale chiaro.
Non sorprende che il turismo venga vissuto come tempo da proteggere, non come tempo da riempire.
Esperienze locali e rifiuto dell’affollamento: una richiesta di qualità del tempo
Oltre il 92,6% degli italiani dichiara di voler vivere esperienze locali quando sceglie una destinazione.
Non per fare di più, ma per rendere il tempo significativo.
Allo stesso modo, l’82,6% afferma che la presenza eccessiva di persone rende la visita meno piacevole.
L’affollamento non è solo disagio: è erosione del tempo vissuto, perdita di controllo sull’esperienza.
Questa logica è la stessa che oggi emerge anche nel lavoro:
meno riunioni inutili, più attenzione al senso delle attività, crescente rifiuto del “tempo sprecato”.
Pagare per proteggere il tempo: un cambio di mentalità
In questa cornice si inserisce un altro dato chiave: il 75,4% degli italiani ritiene accettabile pagare
un contributo per visitare monumenti o luoghi simbolo, se serve a proteggerli.
Non è una disponibilità economica generica. È una disponibilità condizionata al valore del tempo.
Si paga non per accedere, ma per difendere la qualità dell’esperienza.
È lo stesso principio che oggi orienta molte scelte di consumo, formazione e lavoro: investire dove il tempo è rispettato.
Dal turismo al benessere sociale
Letta in questa prospettiva, la ricerca sul turismo diventa una chiave di lettura del benessere sociale contemporaneo.
Il viaggio è uno specchio di ciò che manca nella quotidianità: tempo continuo, tempo pieno, tempo non interrotto.
Non a caso, sempre più spesso il turismo viene associato a parole come rigenerazione, cura, equilibrio:
termini che fino a pochi anni fa appartenevano al linguaggio del welfare e oggi entrano nel lessico dell’esperienza.
Il tempo come tema pubblico e culturale
Questa riflessione non resta confinata alla ricerca. Il tema del tempo come valore sarà al centro anche del confronto pubblico
che vedrà la partecipazione di Gianni Bientinesi, CEO di Business Intelligence Group, in occasione dell’evento in programma nell’ambito di BIT Milano.
In quell’occasione, i dati su “Il tempo che genera valore” diventeranno il punto di partenza per un dialogo che attraversa turismo,
lavoro, cultura e welfare, interrogandosi su come la vacanza – e più in generale la gestione del tempo – possa diventare una
forma riconosciuta di benessere sociale.
Programma (in aggiornamento):
https://bit.fieramilano.it/programma/programma/programma-bit-2026/evento.mid-3&eid-283.html
Verso un nuovo filone: l’economia del tempo
Il turismo, oggi, non è solo un settore economico. È uno dei luoghi in cui si manifesta con maggiore chiarezza una trasformazione più ampia:
la nascita di un’economia del tempo.
- il valore non è fare di più, ma vivere meglio,
- la produttività si misura anche in sostenibilità personale,
- il benessere non è separato dal tempo, ma costruito attraverso di esso.
In questo senso, dire che “viaggiare è tempo per sé” non è una frase evocativa. È una chiave per leggere il presente.
E forse anche per ripensare il futuro del lavoro e della società.
Nota metodologica: ricerca realizzata da Business Intelligence Group su panel Bilendi, tramite
3.600 interviste online (CAWI) a un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta per genere, età e area geografica.


