Abbiamo chiesto ai professionisti del nostro panel se i libri siano superati. Hanno risposto di no, in massa. E quel “no” – letto insieme ai dati sulla lettura, sui viaggi e sul lavoro – racconta la vera scarsità della nostra epoca: il tempo lento.
Tutto è nato da una frase. In questi giorni ce la siamo sentita ripetere più volte: «I libri ormai sono superati. Oggi si impara meglio con i video e con l’intelligenza artificiale.» Suona moderna, suona sensata. Ma è vera?
Per scoprirlo l’abbiamo girata a chi di apprendimento se ne intende davvero: il nostro gold panel, il gruppo di professionisti che usiamo per le indagini più qualificate. La domanda era semplice: quanto sei d’accordo con l’idea che i libri siano superati?
I dati: il libro vince, e nemmeno di poco
Hanno votato in 83. Ecco come la pensano:
- Per niente d’accordo: 51%
- Poco d’accordo: 36%
- Abbastanza d’accordo: 12%
- Totalmente d’accordo: 1%
Mettiamo insieme i numeri. L’87% dei professionisti non crede che i libri siano superati. Solo il 13% dà ragione a video e AI. E l’idea forte, quella del “totalmente d’accordo”, raccoglie un misero 1%.
Il dato è netto. Ma la cosa interessante non è il risultato. È il perché. E per capirlo bisogna allargare lo sguardo, perché lo stesso identico fenomeno lo ritroviamo in posti che con i libri sembrano non avere nulla a che fare: le vacanze e il fine settimana.
Non è nostalgia (e i numeri lo dimostrano)
La prima spiegazione che viene in mente è la più comoda: sono affezionati alla carta, è un fatto generazionale, presto passerà. È una spiegazione sbagliata. E a dirlo non siamo noi, ma i dati sulla lettura in Italia.
Secondo l’Osservatorio AIE sulla lettura (indagine Pepe Research), nel 2025 il 76% degli italiani tra i 15 e i 74 anni ha letto almeno un libro – cartaceo, e-book o audiolibro – negli ultimi dodici mesi: erano il 73% un anno prima. Sono quasi 34 milioni di persone, in crescita. E il dato più sorprendente è proprio tra i giovani: nella fascia 15-17 anni i lettori arrivano all’89%. Altro che generazione che non legge.
C’è però un secondo numero, ed è quello che spiega tutto. Mentre i lettori aumentano, il tempo dedicato alla lettura crolla. Chi apre un libro almeno una volta a settimana è sceso dal 72% del 2022 al 61% del 2025. Il tempo medio settimanale passato sui libri di carta è calato da 3 ore e 32 minuti a 3 ore e 7 minuti.
Tradotto: siamo più lettori di prima, ma leggiamo “di fretta”, a spizzichi. Il libro non sparisce. Sparisce il tempo lento che il libro richiede. Ed è esattamente quel tempo che i professionisti del nostro panel stanno difendendo.
Perché il libro non è solo un contenitore di informazioni
Qui arriva il punto centrale. Un video e un libro non sono la stessa cosa con un formato diverso. Cambiano proprio quello che succede nella nostra testa.
Una meta-analisi dell’Università di Valencia e del Technion israeliano (Delgado e colleghi, 2018) ha confrontato decine di studi e ha trovato un risultato costante: a parità di testo, si comprende e si ricorda meglio leggendo su carta che su schermo, soprattutto quando il testo è lungo e impegnativo. Più ricerche mostrano anche un dettaglio curioso: chi legge in digitale tende a sopravvalutare quanto ha capito.
C’è di più. In alcuni esperimenti, registrando l’attività del cervello, è emerso che la lettura su carta attiva schemi tipici della lettura “profonda”, mentre quella su schermo somiglia di più a una lettura “superficiale”, da scorrimento. E in un test sulla capacità di cogliere il senso non esplicito di un racconto, chi aveva letto su carta rispondeva correttamente a quasi 8 domande su 12, contro meno di 6 di chi aveva letto su schermo.
La conclusione è semplice: un video ti dà la risposta in tre minuti. Un libro ti chiede tre ore. Ma in quelle tre ore non ricevi solo un’informazione: cambi un po’ il modo in cui pensi. Il video ti informa. Il libro ti trasforma. E per trasformarti serve tempo.
La stessa cosa la vediamo nei viaggi
Questo bisogno di tempo lento non riguarda solo i libri. Lo ritroviamo, identico, in un’altra delle nostre ricerche: quella sui viaggi.
I dati del nostro Osservatorio dicono che per 9 italiani su 10 viaggiare è ormai “tempo per sé”, e che oltre il 92% cerca esperienze autentiche, non mete da spuntare su una lista. La gente non viaggia più per arrivare in un posto. Viaggia per ritrovare del tempo. La meta conta meno della qualità delle ore che vive. È lo stesso identico ragionamento dei professionisti sul libro: cambia l’oggetto, non il bisogno.
E la vediamo anche nel weekend
Terzo indizio, ancora più rivelatore. Se il tempo lento è così prezioso, è perché ne abbiamo sempre meno. Lo conferma il mondo del lavoro.
In Italia si stima che intorno al 48% dei dipendenti attraversi episodi di burnout, e la maggioranza dei lavoratori dichiara di sentire il bisogno di “staccare la spina” dopo l’orario di lavoro. Non a caso si parla sempre più spesso di diritto alla disconnessione: il diritto, banale solo in apparenza, di non essere raggiungibili la sera e nel weekend.
Una ricerca sul tempo libero degli italiani (Samsung Trend Radar 2025) fotografa bene il paradosso: quasi un italiano su due si sente in colpa quando si concede un momento per sé, e il riposo è ormai vissuto come un impegno da incastrare in agenda, un altro “task” tra le scadenze. Il tempo libero, insomma, è diventato un lusso da pianificare.
Tre nomi per la stessa cosa: rigenerazione
A questo punto il filo si vede bene. Il libro, il viaggio e il weekend sembrano tre cose diverse, ma fanno tutti la stessa identica cosa: ci restituiscono del tempo lento, tutto nostro.
- Il libro è il weekend della mente: chiede di rallentare e di non saltare avanti.
- Il viaggio è un libro fatto di esperienza: si “legge” un luogo con calma e si torna cambiati.
- Il weekend è la pausa che dà un senso a tutta la settimana.
In tutti e tre i casi il valore non sta nella velocità, ma nel fatto di prendersi il proprio tempo. Per questo possiamo chiamarli con un’unica parola: rigenerazione.
C’è un motivo se questa discussione esplode proprio ora. L’intelligenza artificiale – che in Italia è già un mercato da circa 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% in un anno, anche se solo una grande impresa su cinque l’ha davvero integrata – fa soprattutto una cosa: comprime il tempo. Riduce a zero la distanza tra la domanda e la risposta. È utilissima proprio per questo.
Ma esistono cose che hanno valore solo perché il tempo lo richiedono. Un libro letto fino in fondo. Un viaggio che non si lascia ridurre a un video di trenta secondi. Due giorni davvero staccati dal lavoro. Se le comprimi, non le rendi più efficienti: le distruggi.
Il vero lusso è andare piano
I professionisti del nostro panel l’hanno capito prima degli altri. Difendendo il libro difendono lo stesso principio per cui proteggono il weekend e prenotano un viaggio invece di “ottimizzarlo”. Hanno capito una cosa semplice: oggi la velocità è gratis per tutti. Il vero lusso è il diritto di andare piano.
Il libro, il weekend, il viaggio sono tre nomi della stessa parola. Quella parola è rigenerazione. E, almeno per ora, nessun algoritmo ha imparato a farla al posto nostro.
Dati e fonti citati:
- Sondaggio gold panel BIG (83 risposte): 51% “per niente d’accordo”, 36% “poco”, 12% “abbastanza”, 1% “totalmente” → 87% in disaccordo con “i libri sono superati”.
- Lettura in Italia: Osservatorio AIE / Pepe Research 2025 (76% lettori 15-74 anni; 89% tra i 15-17enni; lettori settimanali dal 72% al 61% tra 2022 e 2025; tempo medio da 3h32 a 3h07 a settimana).
- Carta vs schermo: meta-analisi Delgado et al. (Univ. Valencia + Technion, 2018); studi su lettura profonda/superficiale e su comprensione inferenziale (carta ~7,9 risposte corrette su 12 vs ~5,7 su schermo).
- Lavoro e tempo: stima ~48% dipendenti italiani con episodi di burnout; tema del diritto alla disconnessione; Samsung Trend Radar 2025 (quasi 1 italiano su 2 si sente in colpa a prendersi tempo per sé).
- Viaggi: Osservatorio BIG (9 italiani su 10 considerano il viaggio “tempo per sé”; oltre il 92% cerca esperienze autentiche).
- AI: mercato italiano ~1,8 mld €, +50% in un anno, ma solo 1 grande impresa su 5 l’ha integrata (dati Osservatorio AI Politecnico di Milano ripresi dal magazine BIG).


