Magazine dell’Innovazione Business Intelligence Group — Pubblicazione Ottobre 2026
Chi fa ricerca passa la vita a misurare gli altri: quote di mercato, intenzioni d’acquisto, reputazione, soddisfazione. Raramente si lascia misurare. L’Insight250 è una delle poche occasioni in cui la professione degli insight si guarda allo specchio e prova a rispondere a una domanda scomoda: chi sta facendo davvero avanzare il mestiere? Il 6 ottobre 2026 è stata annunciata la sesta classe annuale: 250 professionisti da 54 Paesi, selezionati da una giuria internazionale indipendente. Nella stessa lista convivono l’amministratrice delegata di Ipsos Nord America e il responsabile di Walmart Data Ventures, il professore della University of Southern California che ha inventato la netnografia e la dirigente che guida la market intelligence di Safaricom in Kenya, un dirigente statistico dei Centers for Disease Control americani e la fondatrice di un istituto che continua a fare ricerca in Ucraina. E quattro italiani, come nell’edizione precedente.
In questo numero del Magazine ricostruiamo che cos’è il riconoscimento e perché pesa, leggiamo la lista 2026 con gli strumenti che usiamo ogni giorno nelle indagini di mercato — classificazioni, distribuzioni, confronti —, passiamo in rassegna i nomi internazionali di maggior peso e ci fermiamo sui quattro italiani, che raccontano qualcosa di preciso sul nostro sistema della ricerca.
Che cos’è l’Insight250 e perché conta
L’Insight250 nasce nel 2021 su iniziativa di mTab, società di tecnologia per l’analisi e il reporting delle ricerche attiva dal 1987, con un’idea semplice: individuare ogni anno 250 persone — non aziende, non progetti — che stanno facendo progredire le ricerche di mercato, l’analisi dei dati e il marketing basato sulle evidenze. Dalla seconda edizione il programma è affiancato da ESOMAR, l’associazione mondiale della ricerca fondata nel 1947, che oggi lo presenta ufficialmente; a sostenerlo ci sono anche la Market Research Society britannica e la Insights Association statunitense. Alla guida c’è Crispin Beale come CEO; la giuria è presieduta da Mark Langsfeld, CEO di mTab, e da Kristin Luck, già presidente ESOMAR e fondatrice di Women in Research. L’intenzione dichiarata dai promotori è chiara: “per troppo tempo insight e ricerca sono stati spesso il retrobottega delle imprese”, ha detto Langsfeld a Research World presentando la quinta edizione, e la lista serve a portare chi li produce al centro della scena.
Tre caratteristiche lo distinguono dai molti premi di settore.
La prima è il perimetro: la lista copre quattro mondi che di solito si premiano separatamente — i team insight delle aziende, le agenzie e gli istituti, l’accademia, le associazioni di categoria — più la consulenza e i media. Ritrovare nello stesso elenco un responsabile CMI di Unilever, un docente di Harvard, un dirigente statistico dei CDC americani e il fondatore di una piattaforma di intelligenza artificiale per la ricerca dice molto su come il mestiere stia cambiando.
La seconda è il metodo di selezione. Le candidature — si può essere segnalati da altri o candidarsi direttamente — passano attraverso la rete dei quasi cento rappresentanti nazionali ESOMAR, che le vagliano Paese per Paese; le short list arrivano poi a una giuria di 58 giudici provenienti da 22 Paesi, organizzata per continente, che valuta esperienza professionale, risultati accademici, pubblicazioni, partecipazione alla vita del settore, leadership di pensiero, innovazione negli insight e riconoscimenti ottenuti. I giudici non possono essere premiati finché sono in carica. Nell’edizione 2025 le candidature avevano superato quota mille già a marzo.
La terza è il ricambio: la lista si rifà ogni anno e non è un albo permanente. Già nella seconda edizione solo il 40% dei vincitori dell’anno precedente era stato confermato; nel 2024 i nuovi ingressi erano i due terzi del totale. Chi entra, insomma, non entra per anzianità. Sopra la lista annuale esiste poi il riconoscimento più alto, gli Insight250 Legends, assegnato per nomina e voto della stessa comunità professionale a chi ha segnato la disciplina nell’arco di una carriera: 130 nomi in tutto, 70 dei quali nella classe 2026, tra cui la presidente ESOMAR Anne-Sophie Damelincourt, il politologo britannico John Curtice, Pam Forbus di Mondelēz International, Kalindi Mehta di Unilever e Ndeye Diagne di Kantar.
Perché tutto questo conta? Perché in un settore che non ha un albo professionale, e in cui il titolo di “ricercatore” non è protetto, un riconoscimento costruito da pari, con criteri dichiarati e una giuria pubblica, è uno dei pochi segnali di qualità leggibili anche da chi la ricerca la compra, non la fa.
Insight250 2026 in numeri: la mappa della professione
Abbiamo trattato l’elenco dei 250 come trattiamo qualunque base dati nei nostri studi di mercato: l’abbiamo classificato e contato. Il risultato è una fotografia abbastanza nitida di dove sta — e dove non sta — il baricentro della professione.
La geografia. Il Nord America pesa per il 42% della lista (106 nomi), l’Europa per il 31% (77), l’Asia-Pacifico per il 15% (38), Medio Oriente e Africa per l’8% (19), l’America Latina per il 4% (10). Gli Stati Uniti da soli valgono 97 nomi, il 39% del totale; con il Regno Unito (26) si arriva a metà lista. Seguono Francia e Germania con 10, Canada con 9, Australia con 7, India e Singapore con 6. Poi un gruppo a quota quattro: Italia, Paesi Bassi e Thailandia. La coda lunga è il dato più interessante: 26 Paesi sono rappresentati da un solo nome, e tra questi ci sono l’Uzbekistan, la Repubblica Democratica del Congo, lo Zimbabwe, il Libano, il Perù, la Lettonia, l’Arabia Saudita e l’Ucraina. La professione degli insight non è più un affare soltanto anglosassone.
| Paese | Vincitori 2026 | Quota |
|---|---|---|
| Stati Uniti | 97 | 38,8% |
| Regno Unito | 26 | 10,4% |
| Francia | 10 | 4,0% |
| Germania | 10 | 4,0% |
| Canada | 9 | 3,6% |
| Australia | 7 | 2,8% |
| India | 6 | 2,4% |
| Singapore | 6 | 2,4% |
| Italia | 4 | 1,6% |
| Paesi Bassi | 4 | 1,6% |
| Thailandia | 4 | 1,6% |
| Altri 43 Paesi | 67 | 26,8% |
| Totale | 250 | 100% |
Elaborazione Business Intelligence Group sull’elenco ufficiale dei vincitori Insight250 2026.
I ruoli. Quasi un vincitore su due (122, il 49%) lavora in un’agenzia o in un istituto; un terzo (84, il 34%) è un professionista degli insight dentro un’azienda; il resto si divide tra consulenza (17), accademia (14), associazioni (11) e media (2). L’equilibrio tra chi la ricerca la produce e chi la usa in azienda è il tratto più interessante della lista: l’Insight250 non premia un’industria, premia una funzione.
Le organizzazioni. Unilever è l’azienda più rappresentata, con 10 professionisti dei suoi team di Consumer & Market Insight distribuiti tra Regno Unito, Singapore, India, Paesi Bassi, Brasile, Ghana e Thailandia. Segue Ipsos con 7 nomi, che diventano 9 contando le sigle locali Ipsos Turkey e Ipsos bva; poi L’Oréal, Mars, QuestionPro e Panoplai con 3; Kantar, Microsoft, Walmart, Paramount, Sanofi, Mondelēz, Colgate-Palmolive, Zappi e Human8, tra gli altri, con 2. Accanto ai grandi nomi compaiono università (Harvard, Duke, USC, la Ludwig-Maximilians di Monaco, HEC Paris), istituzioni pubbliche (i CDC, la NOAA, la Banca di Lettonia) e una pattuglia di società nate attorno all’intelligenza artificiale applicata alla ricerca.
I nomi che pesano: i vincitori internazionali di maggior rilievo
Una lista di 250 nomi si legge anche per le sue vette. Senza pretesa di completezza, questi sono i profili che danno la misura del livello.
Dentro le grandi marche. Mark Hardy guida Walmart Data Ventures, l’unità che trasforma i dati del più grande retailer del mondo in un servizio per i fornitori: è la dimostrazione che gli insight sono diventati una linea di business, non un centro di costo. Michael Moynihan è Senior Vice President Brand, Marketing, Insights & Partnerships del LEGO Group; Patricia Olivares dirige gli Human Insights di The Coca-Cola Company per l’America Latina; Sebastian Schuliaquer è Director of Insights di AB InBev; Matt Taylor guida gli insight globali di Pinterest e Zoe Dowling quelli sull’esperienza cliente di Microsoft. In Europa spiccano Agathe Mollard, Global Director Consumer & Market Insights del gruppo franco-italiano EssilorLuxottica, Celine Astruc, alla guida di dati e analytics del CMI globale di Renault Group, Isabelle Herbert Collet, Vice President Research & Insights Innovation di Orange, e Namita Mediratta, Global Insights Head della divisione deodoranti di Unilever.
Alla guida delle agenzie. Mary Ann Packo è CEO di Ipsos Nord America dal 2024, dopo aver guidato Kantar Insights nella stessa regione; Tara Prabhakar è Global Managing Director di Kantar; Christoph Preuß e Sidar Gedik sono gli amministratori delegati di Ipsos in Germania e in Turchia. Accanto ai colossi, i fondatori della nuova generazione di piattaforme: Matt Britton di Suzy, Sascha Eder di NewtonX, Alyona Medelyan di Thematic (Nuova Zelanda), Rodolphe Barrere di Potloc, Neil Dixit di Panoplai, Carol Fitzgerald, presidente e CEO di BuzzBack, e Lucas Hulsebos di DVJ Insights nei Paesi Bassi.
Accademia e istituzioni pubbliche. Robert V. Kozinets, titolare della cattedra Hufschmid alla University of Southern California, è l’inventore della netnografia, il metodo con cui da trent’anni si studiano le comunità online; Marko Sarstedt, della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, è uno degli autori di riferimento mondiali per i modelli a equazioni strutturali usati nella ricerca di marketing; Sunshine Hillygus dirige il Social Science Research Institute della Duke University e Chase Harrison insegna metodologia delle indagini a Harvard. Nella lista c’è anche il settore pubblico: Stephen Blumberg dirige la Division of Health Interview Statistics dei CDC, Aleia Clark Fobia è statistica della NOAA, Krista Kalnberzina guida le analisi di politica monetaria della Banca di Lettonia. E c’è Kathleen Frankovic, oggi consulente di YouGov America, per decenni una delle voci più autorevoli dei sondaggi politici statunitensi.
Associazioni e media. Bettina Klumpe dirige l’ADM, l’associazione degli istituti di ricerca tedeschi; Sarah Campbell è CEO dell’Australian Data and Insights Association; Pasquale Pellegrini presiede Vividata, l’istituto canadese di misurazione delle audience; Adrian Kohan, fondatore di Gentedemente, è attivo in ESOMAR e nella SAIMO, l’associazione argentina della ricerca. Tra i media, Thierry Semblat, fondatore della testata francese MRNews, e Mike Stevens, fondatore di Insight Platforms.
I mercati che crescono. La parte più nuova della lista arriva dai Paesi dove la ricerca sta nascendo o rinascendo: Rose Nyambura Mambo, responsabile di strategic foresight e market intelligence di Safaricom in Kenya; Majed Ghorbal, Senior Vice President per gli insight della National Bank of Kuwait; Almohannad Alsbeai, direttore della customer experience del gruppo media saudita Thmanyah; Jia Huang, product head per l’AI e i dati di JD Technology in Cina; Evgeniya Blyznyuk, fondatrice e amministratrice delegata di Gradus Research, che continua a fare ricerca in Ucraina; Serge Mumbu di Target Sarl nella Repubblica Democratica del Congo; Dina Zolotaryova di OMG Media in Uzbekistan.
Due voci dalla lista sul tema dell’anno
Le interviste che Research World dedica ai vincitori sono il modo migliore per capire che cosa pensa questa comunità del tema che domina il 2026, l’intelligenza artificiale. Due vincitrici della classe 2026 lo dicono meglio di qualunque sintesi. Carol Fitzgerald, di BuzzBack, intervistata il 7 ottobre: “la scala non deve nascere dalla sostituzione della competenza: nasce dal renderla enormemente più facile da raggiungere e da estendere”; e ancora: “le applicazioni dell’AI che mi entusiasmano di più sono quelle che restituiscono tempo ai ricercatori”. Michaela Mora, che dirige il master in Marketing Research della University of Texas at Arlington, è più tagliente: con l’AI il vecchio principio garbage in, garbage out vale ancora, “solo più veloce e con caratteri più belli”; “un insight che fuorvia è peggio di nessun insight”; e il giudizio necessario per distinguerli “non si forma in due giorni”. Due persone, due continenti, due generazioni professionali, la stessa conclusione: la tecnologia cambia la velocità, non la responsabilità.
Quattro italiani tra i 250: chi sono
L’Italia porta in lista quattro nomi, come nell’edizione precedente: una presenza stabile che la colloca al quarto posto in Europa a pari merito con i Paesi Bassi, dietro Regno Unito, Francia e Germania e davanti alla Spagna.
- Raffaella Bianchi — CMI Consumer & Shopper Insights Leader, L’Oréal. Rappresenta il lato aziendale della ricerca: la funzione che trasforma i dati su consumatori e shopper in scelte di marca e di canale, in uno dei gruppi più evoluti al mondo nell’uso degli insight.
- Jennifer Hubber — Global Head of Insights & Analytics, Campari Group. Guida gli insight di uno dei grandi gruppi italiani a vocazione globale; arriva da Ipsos, dove è stata Chief Client Officer e responsabile della Global Client Organisation, e nell’edizione 2025 aveva fatto parte della giuria internazionale dell’Insight250.
- Carmelo Carbone — Partner e COO, FieldGood. Rappresenta la parte del mestiere che si vede meno e senza la quale non esiste nulla: la raccolta dei dati sul campo. FieldGood è un fornitore italiano di fieldwork con oltre trent’anni di attività, una rete di più di cinquecento intervistatori e un’operatività che copre interviste, focus group e product test, in Italia e all’estero.
- Gianni Bientinesi — Amministratore delegato, Business Intelligence Group. È il nome di chi scrive, e lo riporto con la misura di chi sa che una lista si legge nel suo insieme: la selezione riconosce un percorso — AC Nielsen, Ipsos, Kantar, dodici anni alla guida della business intelligence di Leroy Merlin Italia e dal 2019 BIG — e un modo di intendere la ricerca come strumento di decisione, non come produzione di report.
Due donne e due uomini; due professionisti dentro le aziende e due dentro la filiera della ricerca. Letti insieme, i quattro nomi compongono per intero la catena che porta dal dato alla decisione: chi raccoglie le informazioni sul campo, chi le trasforma in analisi e strategia, chi le usa ogni giorno per far muovere una marca. È un dettaglio che vale più della conta. E messo accanto ai profili internazionali di cui sopra — un’amministratrice delegata di Ipsos Nord America, il responsabile dei dati di Walmart, l’inventore della netnografia — dice che la ricerca italiana siede allo stesso tavolo, con gli stessi criteri.
Che cosa dice la lista sul mestiere nell’era dell’intelligenza artificiale
Tra i 250 ci sono responsabili di data science, product manager dell’AI, fondatori di piattaforme di ricerca sintetica, statistici di enti pubblici. Il perimetro della professione si allarga, e l’Insight250 lo registra. Ma il criterio di selezione resta ostinatamente umano: esperienza, giudizio, capacità di far contare l’evidenza nelle decisioni. In un anno in cui la discussione di settore ruota attorno a gemelli digitali e persona bot, la lista premia persone, non strumenti. È una scelta coerente con ciò che vediamo nei nostri progetti: la tecnologia abbassa il costo di produrre dati, non quello di interpretarli.
Le considerazioni di Gianni Bientinesi- CEO di Business Intelligence Group

Gianni Bientinesi CEO Business Intelligence Group
Un riconoscimento alle persone, non ai tool
Ho ricevuto in carriera premi per progetti e per aziende. Questo è diverso: valuta un percorso professionale, visto da colleghi di altri Paesi che non hanno nessun motivo di essere gentili. Per questo pesa. E per questo lo considero più un impegno che un traguardo: la lista si rifà ogni anno, e chi c’è oggi non c’è per diritto.
Quattro su 250: poco o tanto?
Quattro italiani sono l’1,6% della lista e il 5% dei 77 europei. Non è un trionfo e non è un’assenza: è una presenza in linea con il peso del nostro mercato, confermata per il secondo anno. Il dato che mi interessa di più non è il numero ma la composizione: due persone nelle aziende, due nella filiera della ricerca, una delle quali nel fieldwork. In Italia tendiamo a raccontare la ricerca partendo dalla fine — il report, la presentazione — e a dimenticare che la qualità di una decisione dipende dalla qualità del dato raccolto. Che il riconoscimento internazionale sia arrivato anche a chi i dati li raccoglie è una buona notizia per tutti.
Un mestiere senza confini, con gli stessi criteri ovunque
La lezione più utile della lista 2026 è che la ricerca di Nairobi, di Kiev o di Tashkent viene valutata con gli stessi criteri di quella di New York e di Londra: esperienza, rigore, capacità di far contare l’evidenza. Non esistono una ricerca di serie A e una di serie B per geografia; esistono ricercatori che sanno spiegare le proprie decisioni e ricercatori che non lo sanno fare. È la stessa misura che applico al nostro lavoro.
Una nuova responsabilità
Un riconoscimento di questo tipo si traduce in obblighi concreti: continuare a investire in metodologia e certificazione, usare l’intelligenza artificiale per aumentare la capacità di analisi e non per sostituire il campo, misurare il nostro lavoro sull’unica metrica che conta per un cliente — se la decisione presa è stata migliore di quella che avrebbe preso senza di noi. È lo stesso criterio con cui costruiamo ogni giorno le nostre indagini di mercato.
Un invito ai colleghi italiani
Le candidature per l’edizione 2027 sono già aperte e ci si può candidare anche da soli. Se il sistema italiano della ricerca vuole contare di più in questa mappa, il primo passo è farsi vedere: segnalare un collega, un cliente, un docente che merita. Quattro nomi sono una base, non un tetto.
I dati descrivono, le persone decidono
Ho passato quasi trent’anni a trasformare dati in decisioni, e la lezione più solida è anche la più semplice: nessun modello, per quanto potente, sa che cosa fare dei numeri che produce. L’algoritmo non pensa: sei tu che devi farlo.
Insight250 2026 in sintesi
- Che cos’è: riconoscimento annuale a 250 leader e innovatori delle ricerche di mercato, degli analytics e del marketing basato sulle evidenze; sesta edizione, annunciata il 6 ottobre 2026
- Chi lo promuove: creato da mTab nel 2021, presentato da ESOMAR dalla seconda edizione, sostenuto da Market Research Society e Insights Association
- Come si entra: candidature vagliate dai rappresentanti nazionali ESOMAR, selezione finale di una giuria indipendente di 58 giudici da 22 Paesi, presieduta da Mark Langsfeld e Kristin Luck
- Geografia 2026: 54 Paesi; Nord America 42%, Europa 31%, Asia-Pacifico 15%, Medio Oriente e Africa 8%, America Latina 4%; 26 Paesi con un solo vincitore
- Ruoli 2026: agenzie e istituti 49%, aziende 34%, consulenza 7%, accademia 6%, associazioni 4%, media 1%
- Organizzazioni più rappresentate: Unilever (10), Ipsos (7), L’Oréal, Mars, QuestionPro e Panoplai (3)
- Nomi di rilievo: Mary Ann Packo (Ipsos Nord America), Tara Prabhakar (Kantar), Mark Hardy (Walmart Data Ventures), Michael Moynihan (LEGO Group), Robert V. Kozinets (USC), Marko Sarstedt (LMU Monaco), Stephen Blumberg (CDC), Kathleen Frankovic (YouGov America), Rose Nyambura Mambo (Safaricom)
- Italia: 4 vincitori, come nell’edizione precedente — Raffaella Bianchi (L’Oréal), Gianni Bientinesi (Business Intelligence Group), Carmelo Carbone (FieldGood), Jennifer Hubber (Campari Group); quarta in Europa a pari merito con i Paesi Bassi
- Legends: il riconoscimento più alto del programma, 130 nomi in totale, 70 nella classe 2026
Fonti
- Insight250 — The 2026 Insight250 Winners
- Insight250 — Judges
- Insight250 — Legends
- Research World — International Jury for the 2025 Insight250 Awards Announced
- Research World — Five Years of Insight250: Elevating the Insight Industry
- Research World — 2024 Insight250 Winners Announcement
- Research World — Insight250 2022: Winners
- Research World — Achieving Quality at Scale (intervista a Carol Fitzgerald)
- Research World — Bad Habits, Bad Research: The Case for Formal Education in Market Research (intervista a Michaela Mora)
- Daily Research News Online — Insight250 2022 winners announced
- Daily Research News Online — Ipsos names Mary Ann Packo CEO North America
- EPHMRA — New member welcome: Fieldgood
- Business Intelligence Group — Insight250 2026: Gianni Bientinesi tra i 250 leader globali degli insight
- Elaborazione Business Intelligence Group sull’elenco dei vincitori 2026 (insight250.com, consultato l’8 ottobre 2026)
Magazine dell’Innovazione Business Intelligence Group — indagini di mercato e studi di mercato per trasformare i dati in decisioni.


